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Abbiamo toccato il fondo
Postato da edoardo dp il Mer Giu 03, 2009 13:54
“Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”

Frequento questo liceo da 5 anni.
Da quando sono entrato in quel portone di via Venezia per la prima volta ho visto alternarsi 20 stagioni; attraverso una finestra di questo palazzo rosso anni ’30 nei miei occhi si sono riflessi sole, nuvole, pioggia e neve, 5 ore al giorno, 8 mesi l’anno.
E poi dicono che gli studenti non possono capire la loro scuola.
Gli studenti sono, più dei professori, dei bidelli, dei presidi quelli che conoscono meglio questa scuola, perché sono gli unici che la vivono realmente.
Gli anni del liceo segnano profondamente la nostra vita, sono quelli in cui cresciamo e cominciamo a camminare a testa alta, fissando il mondo negli occhi.
Il momento più importante della vita studentesca è l’assemblea d’istituto, non c’è dubbio, per quanto da un po’ di tempo a questa parte si sia cercato di mortificarla.
Mettiamo in chiaro una cosa: l’assemblea d’istituto è un diritto studentesco conquistato a suon di botte e sacrifici dagli studenti degli anni ’70, che altro non sono se non molti dei nostri genitori. Non per questo essa deve sembrare anacronistica, anzi è qualcosa di fondamentale.
L’assemblea d’istituto è l’unica vera possibilità rimasta a noi giovani per confrontarci, scambiare idee e crescere.
Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano, ma pochi comunicano realmente qualcosa. In televisione, per strada, nelle pubblicità, alla radio, a scuola, ci viene riversata addosso una quantità spropositata di parole inutili, vuote, stupide, che hanno come unico risultato quello di inflazionare il valore di ciò che diciamo.
La parola è ciò che ci distingue dagli altri animali, assieme alla facoltà di pensare.
L’intera società ci spinge invece nella direzione opposta.
La parola è la nostra ultima arma contro il presente.
Spesso mi rendo conto che torniamo a casa, accendiamo il computer e su Facebook o Msn, nascosti dietro uno schermo, scriviamo tutto quello che ci passa nella testa.
Poi arriva il giorno dell’assemblea e quasi nessuno prende la parola.
Eccolo, il grande disagio della nostra generazione: siamo vivi, ma solo dietro un computer. Non è navigando su internet che vanno esposte le idee, non solo: è di persona che si difende quello in cui si crede, è guardandosi negli occhi che parlare ha un senso. Altrimenti non si cresce.
Torniamo alla nostra scuola. Quest’anno l’unica assemblea che mi ha veramente soddisfatto è stata quella a gruppi. Credo che sia un’ottima forma di svolgimento, infatti chi vuole partecipare può parlare dell’argomento che preferisce e far valere la propria opinione confrontandola con quella degli altri. È quella la vera assemblea, il faccia a faccia. Spero che potrete ripeterne l’esperienza.
Le assemblee al Massimo non possono chiamarsi tali. Al Massimo c’è una divisione fisica tra chi è sul palco e il resto degli studenti in sala. Inoltre se seduti tra i ragazzi ci sono anche i professori è lecito che molti studenti non se la sentano di intervenire, anche se sono del parere che non dovrebbero farsi scoraggiare dalla loro presenza.
Una persona però è intervenuta sempre, e si tratta della Preside. Già immagino la faccia che farà leggendo queste righe, ma io non condivido la sua voglia di protagonismo, si metta l’anima in pace. Questa è la mia opinione, e per fortuna la posso ancora esprimere. Si è cercato, da parte anche di alcuni studenti, di spettacolarizzare in ogni occasione possibile l’assemblea, rendendola troppo spesso un palcoscenico, mortificandone il reale significato.
Parlo dei concerti, della giornata dell’arte e di tutte le altre volte che avremmo potuto svolgere l’assemblea a gruppi e che invece si è preferito affittare il teatro Massimo.
Mettiamo subito in chiaro una cosa: io non sono contrario a queste iniziative (la giornata dell’arte era anche nel mio programma), ma penso che potevano svolgersi in altre occasioni. Non è necessario ogni volta rubare il tempo all’assemblea per suonare o recitare.
In breve: credo che le assemblee non vadano spettacolarizzate, sennò tanto vale non svolgerle, mentre è offensivo chiamarle così quando servono solo a coprire l’opportunità di fare altro.
Troppo spesso non si vuole capire che un’assemblea tra studenti fatta bene può essere più istruttiva di dieci lezioni, di cento conferenze.
Questa è l’ultima occasione che ho per scrivervi ciò che penso, e vorrei dirvi tante altre cose, ma sarebbe troppo lungo, magari un giorno ci rifaremo una chiacchierata, ripensando alla scuola ed a quanto ci prendevamo sul serio quando in fondo eravamo solo ragazzi.
Per quanto mi riguarda ho messo ogni giorno nel mio incarico il massimo dell’impegno possibile, e l’ho sempre fatto pensando al bene comune.
Poi giudicare non spetta a me.
Il mio incarico finisce qui, ho rappresentato per un anno 1200 studenti di un liceo che mi è entrato nel cuore, e ne sono fiero.
Grazie.
Edoardo Di Paolo

P.S.: non me ne abbiate, ma per il titolo mi sono preso la libertà di citare una splendida frase della Yourcenar




Questo, che avete già letto, è l'articolo che avevo scritto per il giornalino d'istituto, che uscirà tra domani e dopodomani.
Oggi è uscita la copia di prova. Indovinate quale frase è sparita?
E' facile capirlo, ve l'ho messa in grassetto.

Questa scuola non ha mai toccato così violentemente il fondo.

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